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giovedì 23 Giugno 2022

Imprenditoria femminile: quale presente, quale futuro

Qual è lo stato di salute dell’imprenditoria femminile in Italia? Quali sono le difficoltà che ostacolano l’eliminazione del Gender Gap? Vediamo insieme come le imprese in rosa in Italia stanno affrontando questa nuova fase storica.

L’occupazione femminile in Italia sta crescendo a grandi ritmi, nonostante il forte stop in piena pandemia. Con essa cresce anche il numero delle imprese “in rosa”.
Ma se le partite iva aperte dalle donne sono sempre di più, le dimensioni aziendali tendono a rimanere contenute.
Cerchiamo di capire insieme come le imprese a guida femminile influenzano l’ambiente e la società che le circonda e come ne vengono influenzate.

La fotografia dell’imprenditoria femminile in Italia oggi.

Secondo un’indagine di CRIF riportata da Italia Oggi, a febbraio 2022 le imprese con donne alla guida sono 1.381.987, il 22% del totale delle imprese italiane.
Il dato che fa riflettere è legato alle dimensioni di impresa: il 96,8% sono microimprese, cioè con meno di 10 addetti, mentre le imprese medio-grandi sono pari solo allo 0,3% del totale.

Dal punto di vista geografico, contrariamente a quanto si possa pensare, le imprese in rosa sono cresciute soprattutto al sud, dove, durante la pandemia, si è registrata addirittura una crescita dello 0,26%, contro il -0,2% nel centro-nord, dove restano comunque concentrati i ⅔ delle partite iva aperte da donne.
L’imprenditoria femminile, per quanto riguarda i settori, si sta sempre più spostando verso tutti quei comparti dove il valore aggiunto è determinato dalle conoscenze, come le attività professionali, tecnico scientifiche e di servizi, oltre che nel turismo e nel wellness.

Proattività, empatia e sostenibilità: queste le principali caratteristiche delle aziende rosa.

Quando una donna fa impresa, è sicuramente più attenta anche al benessere dei suoi dipendenti e della società tutta. Secondo il IV Rapporto Imprenditoria Femminile 2020 di Unioncamere, il 70% delle aziende guidate da donne ha investito in iniziative di wellbeing. La cura del benessere individuale sul posto di lavoro ha per le imprenditrici un valore olistico, che si prende cura di tutti gli aspetti della vita del dipendente, sia adottando bonus differenti in base alle esigenze del singolo individuo (attività culturali, sportive, …), sia incentivando la formazione personale e professionale, sia attivando best practice per gestire al meglio e in maniera autonoma il proprio work-life balance.

Ma l’impresa rosa è anche molto sensibile alla sostenibilità. Sempre secondo il Rapporto di Unioncamere, ben il 30% delle aziende a guida femminile (contro il 24% di quelle guidate da uomini) ha investito, negli ultimi 8 anni, in prodotti e tecnologie sostenibili.

Infine, quando una donna fa impresa contribuisce anche a creare altri posti di lavoro per altre donne, innescando, così, un circolo virtuoso che porta ad aumentare la base dei talenti disponibili, a creare più ricchezza e diminuire il rischio di povertà per le famiglie e a generare un aumento dei consumi con dei risvolti positivi in termini di PIL.

Cosa ostacola, quindi, lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile?

Una delle più grandi difficoltà per le aziende guidate da donne è prima di tutto l’accesso al credito.
Tendenzialmente le donne sono meno propense al rischio degli uomini e quindi tendono a non chiedere prestiti. D’altro canto, però, anche gli istituti finanziari tendono a non finanziare le realtà imprenditoriali rosa: le richieste di imprenditrici che non vengono finanziate, infatti, è circa il doppio di quelle degli imprenditori. Questo circolo vizioso di sfiducia reciproca porta le aziende delle donne a rimanere nell’ambito della piccola e micro impresa, restando spesso fuori anche dai finanziamenti istituzionali “che contano”, da un certo tipo di bandi e dalla finanza straordinaria.

Tra gli obiettivi del PNRR, però, c’è anche quello di favorire l’empowerment femminile e far emergere i talenti e il potenziale inespresso di donne e ragazze per raggiungere la parità di genere. Parità che porterebbe dei benefici anche a livello di benessere collettivo.

Ma per aiutare i talenti ad emergere c’è bisogno di imprenditrici che ce l’hanno fatta! Donne che hanno fondato imprese innovative o hanno innovato imprese storiche e che vogliano condividere la loro esperienza.
Ed è proprio con questa finalità che nasce il Premio GammaDonna, che dal 2004 mette in luce e valorizza l’imprenditoria femminile innovativa.

Candidati al Premio GammaDonna 2022

o segnalaci un’innovatrice scrivendo a:

premio@gammadonna.it

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